Installazione "Spazio Riflesso"

 

Focus dell'evento e sinossi visiva del progetto Convergenze.

Idea e realizzazione  Diego Labonia

 

www.luciombreventi.com

diego@luciombreventi.com

Titolo: Spazio Riflesso

Uno spazio che sfrutterà la luce solare con riflessi e scomposizioni dei fasci luminosi per creare un ambiente artefatto e naturale allo stesso tempo. L'azione dell'uomo è natura?

Diego Labonia cresce nell’era analogica tra transistor, cavi e musicassette nutrendo un istinto digitale dal VIC20 in poi; sin dal 1993 lavora come direttore tecnico luci in spettacoli teatrali. Nel 2006 hanno inizio le sue prime esperienze come direttore artistico e tecnico di manifestazioni artistiche e performative incentrate sulla luce come linguaggio artistico. Parallelamente, sviluppa i suoi primi progetti artistici che si contraddistinguono per il carattere non convenzionale, innovativo e sperimentale, risultato del connubio tra mondo dell’arte e mondo della scienza e la fusione tra dimensione analogica, digitale e artigianale. Fonda nel 2009 Luci Ombre, società che si occupa di ideare e realizzare eventi, sia culturali che privati, e di sviluppare allestimenti museali ed espositivi. Dal 2015 è fondatore e direttore artistico di RGB Light Experience, festival di Light Art di Roma.

 

Concept - Autori - opere

 

L'installazione entrerà in convergenze con 45 opere tra fotografie dipinti e poesie,

il percorso tematico segue un concept definito:

 

-Nella natura affondano le radici dell’umanità: nascono, si sviluppano, si ramificano… così gli uomini si innalzano e si trasformano... 
L'uomo da sempre ha avvertito l’istanza di cambiare, mutare, camminare e muoversi, andare oltre, aprendosi una sua strada sulla Terra. Il suo cammino ha determinato un progressivo allontanamento dalla natura che rimane, comunque, per chi sappia guardare, àncora di salvezza, per quanto dimidiata, trascurata, offesa… Niente più sembra restare delle radici… 
L'uomo continua ad allontanarsi sempre più dalla natura e dagli altri: progetta, fabbrica, costruisce, realizza, produce… e, chiuso nel suo mondo, tra confini che egli stesso ha creato, sprofonda in un senso di solitudine dal quale sembra non esserci più ritorno. 
Poi, un segnale, una rivelazione, uno spiraglio di luce riesce a filtrare nel grigiore delle esistenze trascinate tra muri, cumuli di cemento, schermi, reti e connessioni virtuali…
L’unica possibilità di salvezza, l’unico senso profondo di cui riappropriarsi è l’autentico: a noi non resta, come possibilità, che riconoscere ed annientare ciò che è effimero e falso e ritornare, dopo aver tanto viaggiato, all’abbraccio profondo con la natura-

(testo di Stefania Pascucci)

Natura

Confini

Architettura

Solitudine

Finestra

Ritorno alla natura